lunedì, 16 novembre 2009

Ieri, dopo una latitanza durata diversi mesi, il mio caro vecchio ipod rosso ha deciso di tornare a casa manco fosse il figliol prodigo, probabilmente qualche spia mela è corso ad avvisarlo della mia intenzione di mettermi al passo con il resto della popolazione, è munirmi i-pod-reddi un nuovo e più moderno lettore. Niente, è entrato senza salutare e si è messo al suo solito posto come fosse successo nulla, lasciando irresponsabilmente irrisolti molti casi di suicidio tra le mosche. E io lì, inebetito, a chiedermi perché i miei oggetti siano animati da questa irrefrenabile voglia di abbandonarmi e andare a esplorare terre per lo più già note. La maggior parte di loro dopo qualche mese torna, salvo poi tentare una nuova clandestina e annunciata evasione. Comunque ieri per la prima volta ho reagito, ho provato a impormi. L’ho collegato al mio fedele pc, lui ormai non evade più perché la ram è troppo vecchia e inizia ad avere problemi di prostata. Lanciato il sicuro e inaffidabile itunes, ho lasciato che il contenuto musicale dell’ipod potesse finalmente riposare in pace nell’inferno delle playlist. Ora mi ritrovo qui, tutto beo, a creare la mia nuova playlist, sapendo che non la finirò mai perché tanto, dopo poco, mi stufo sempre di tutto.


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giovedì, 12 novembre 2009



Sono Inadatto
Ad Essere
Inadatto

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lunedì, 24 dicembre 2007

Un'Ottima Idea Per

L'Albero Di Natale

Io sto gia iniziando la raccolta per il prossimo anno

 

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martedì, 18 dicembre 2007

 
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mercoledì, 19 settembre 2007

 

 

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giovedì, 16 agosto 2007
B_ScoiattoloBirra

Voglia di Birra
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mercoledì, 08 agosto 2007

GRANDE FILM

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giovedì, 02 agosto 2007
strage bolognacorrierelapideBologna

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lunedì, 30 luglio 2007

La città di Verona ed i suoi bloggers tutti sono lieti di annunziare che il premio Magna come Tosi per la prima multa comminata sulla base dell’"ordinanza antipanino" va al piccolo Ettore, 4 anni, multato per aver addentato un Kebab (noto panino comunista) sulle scale del municipio.

L’ordinanza afferma che, si riporta, (è vietato)

consumare cibo (in via esemplificativa panini, patatine, pizze, kebab, toast, ecc) all’ingresso e sulle eventuali scalinate di accesso dei principali monumenti, in particolare l’Anfiteatro Arena, il Palazzo della Gran Guardia, Palazzo Barbieri, Castelvecchio, Casa di Giulietta, Tomba di Giulietta, Arco dei Gavi, Palazzi Scaligeri, Domus Mercatorum, l’area antistante tutte le Chiese cittadine;

Bene. A tal pro vorremmo portare alla vostra attenzione il fatto sia vietato consumarlo, il cibo. Nulla è detto circa lo starsene seduti con aria più o meno sardonica tenendolo semplicemente in mano (ma occhio che non sgoccioli). Nel caso voleste provare, ci permettiamo di consigliarvi di portar con voi fotocopia dell’ordinanza ed amico con telecamera per attestare l’eventuale diverbio con un vigile che volesse multarvi e sbatterlo su YouTube e poi in caso anche davanti al giudice di pace.

Secondariamente: in punta di lessico il cibo è ciò che si mangia. L’acqua, la coca cola, la birra le si bevono. Chiaro, no? Peraltro, seppur per via di una vostra particolare abilità speciale che usate per impressionare le ragazze siate in grado di bere una pizza e mangiare una birra, sappiate che ciò comunque non muta la natura del termine: è come tagliare la carne con la forchetta e portarsi il boccone alla bocca col coltello. Non per questo la forchetta diviene coltello e viceversa. E se in una legge c’è scritto che è vietato possedere una forchetta, non possono multarmi se ho un coltello. Avrebbero dovuto scrivere posate.

 

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venerdì, 27 luglio 2007

Il Triangolo degli schiavi è la storia di Ambrogio Morra, nato vicino Cerignola, in provincia di Foggia ed emigrato a Roma dove cerca di diventare attore. Abita allo Scalo San Lorenzo, in una camera-veranda che si affaccia sulla tangenziale, dove, in cambio di un piccolo risparmio sull’affitto deve convivere e accudire circa 400 canarini che gli rendono la vita assai difficile.
Ambrogio si sente come un profugo, isolato tra i canarini, ma comincia a fare le prime esperienze teatrali in piccoli ruoli che gli affidano prima Gabriele Lavia, poi Luca Ronconi e infine addirittura Carmelo Bene. I momenti di lavoro non gli cambiano però la vita, per mancanza di soldi è costretto ad abitare con i canarini e per farcela è costretto a scaricare la frutta ai mercati generali. La nonna Incoronata, che al fianco di Giuseppe Di Vittorio prese parte alle lotte di “conquista della terra”, lo aiuta economicamente e lo sollecita a scendere in Puglia dove sono “tornati gli schiavi”, la nonna ha cominciato a fare quello che lo Stato italiano non fa: assistere i lavoratori clandestini sfruttati per la raccolta dei pomodori.
La nonna sollecita il nipote a fare altrettanto e a raccontare e denunciare quanto succede: “i tanti polacchi e africani sfruttati e morti nelle campagne italiane”. Il nipote Ambrogio si convince a seguire la nonna in Puglia solo dopo aver lavorato con il regista russo Anatoli Vassiliev che consiglia Ambrogio di allontanarsi dal mondo teatrale italiano tradizionale sostenendo che “Gli italiani sono i più grandi attori del mondo… tranne gli attori.” Sarà questa frase che convincerà Ambrogio e comincerà a dedicarsi alla vita dei lavoratori clandestini e inizierà a raccontare, attraverso il teatro, le terribili cose che vede.

Ambrogio diventa amico di alcuni africani e polacchi e scopre la bellezza delle loro origini etniche, l’avventuroso viaggio che hanno fatto per arrivare nel Sud dell’Italia, il rapporto con gli scafisti, l’ospitalità nei Centri Temporanei di Accoglienza, l’espulsione, la clandestinità, e lo sfruttamento schiavistico a cui sono sottoposti da caporali e padroni che li fanno lavorare per quindici ore al giorno in cambio di venti euro. Lavoratori che vivono in tuguri senza bagno e senza acqua, che spesso vengono picchiati o uccisi dai caporali per la pura necessità di dimostrare agli altri il loro potere. Nella sua terra Ambrogio si ritroverà presto impegnato in difesa dei diritti dei lavoratori clandestini e contro i padroni che, nel Sud dell’Italia come nel ricco Nord-est, li sfruttano in cambio di 2 euro all’ora. Padroni liberi di fare ciò che vogliono perché non esistono controlli nei campi.
Alla scarsa ricompensa giornaliera per i clandestini si contrappongono i 36 mila euro che i padroni incassano, su solo dieci ettari di terra, dalla Comunità Europea, oltre naturalmente ai guadagni per la vendita dell’oro rosso alle industrie. Ambrogio si trova a fare la stessa lotta che 50 anni prima aveva fatto sua nonna contro i latifondisti e a favore della distribuzione della terra ai braccianti ma questa volta c’è solo l’amarezza di una “lotta mancata” per l’acquisizione dei diritti, perché mentre i braccianti agricoli occupatori di terra degli anni ’50 avevano un nome e un cognome, una patria, i nuovi braccianti clandestini sono senza identità, per non farsi identificare arrivano a bruciarsi i polpastrelli delle dita fino a diventare “uomini senza impronte”. Sono lavoratori clandestini figli di una legge spietata: la Bossi-Fini, che i caporali, che arrivano a guadagnare 10.000 euro al mese, baciano ogni mattino perché senza questa legge non avrebbero tante braccia affamate da sfruttare.


di Ulderico Pesce
 

 
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