lunedì, 22 gennaio 2007

Stappo l’ennesima lattina, ormai non so quanto di quel gassoso liquido gassoso sia entrato nelle mia membra e nel mio cervello. Quanto abbia e stia inquinando il mio sangue, il mio metabolismo, quanto abbia dilatato il mio ventre.

Molto, moltissimo ma non a sufficienza…devo arrivare ad anestetizzare il mio cervello,  rendere innocua ogni sua azione. Rendermi un perfetto automa all’ordine di un qualche bene superiore; o molto più semplicemente rimanere qui, attendere che questo treno abbia finito di investirmi, rialzarmi, scrollarmi di dosso la polvere, maledire me stesso e ripartire con il mio solito sorriso nascosto dietro una sciarpa. Ripartire con passo deciso e fermo e avere il coraggio di non volgere il mio sguardo cercando una luce che non è più lì ad attendere me.

Provo a  ridare lustro ai miei pensieri annusando un po’ di tabacco fresco ma è tutto inutile, nemmeno un po’ di musica riesce in questo.

Mi sento sempre più vuoto, insicuro., instabile ma al contempo vivo.

La serotonina presente nei miei pensieri è maledettamente troppa, la tensione post esame e quella per la tesi che sta per lievitare si fondono in un cocktail amaro. Una bevanda che ha fottuto la mia testa per diversi giorni, o forse, come assenzio, ha semplicemente tolto delle impurità alla mia lucidità. Necessito di forti dosi di dopamina per impedire al mio cervello di produrre pensieri troppo realistici. Li devo annebbiare per impedire ai miei occhi di vedere quanto è puttana la realtà.

Riesco solo a produrre proiettili impazziti che hanno un unico bersaglio possibile: la mia persona.

Esperienze personali senza senso apparante stanno divorando la mia essenza, sono come milioni di larve che hanno trovato la loro carogna preferita e non si fermeranno mai, se non a lavoro terminato. E li fermo, seduto a pochi passi che paziente raccolgo le poche briciole avanzate e cerco di dare una nuova forma al mio essere.

Lì seduto ripenso ad alcuni titoli di giornale letti nei giorni scorsi e un’immensa cattiveria inizia a lievitare fino a farmi esplodere in una furia ceca.

Prodi, che fai? Perché autorizzi quella maledetta base a Vicenza? Ok, ci hanno liberato nella seconda guerra mondiale ma sono passati sessant’anni. Per quanto dovremo pagare ancora? Per quanto ancora dobbiamo essere servi a casa nostra? In un momento fortemente alcolico un mio amico mi ha detto: va ben lori i ‘na libera ma alora noialtri che iemo scoperti? Maledetti sassoni.

Riflessione sicuramente nata da un momento di non lucidità, opinabile ma pur sempre esprime lo sdegno per l’incapacità della nostra nazione di affermare la propria sovranità.

Sparite le due molatov che costituivano la prova principale nel processo contro i poliziotti responsabili delle aggressioni avvenute nella caserma Diaz, durante il G8 di Genova. Parole forte chiamare poliziotti persone che tradiscono in questo modo la missione che il popolo italiano ha affidato loro. Se le molatov non vengono trovate, il processo termina in quanto senza corpo del reato foto, video e testimonianza sembrano essere di nessuna utilità. Ora mi chiedo: la polizia conserva le prove di un processo che la vede imputata e, quando il processo sta per volgere al termine i referti spariscono? E ovviamente la responsabilità rimbalza da un ufficio all’altro. È questa la giustizia che vogliamo? Come possiamo parlare di equità, di parità di diritti se poi è questa la realtà che ci circonda?

Non so se il mio sia odio o rassegnazione. Spero la mia sia solo voglia di reagire.

Rivuoi la scelta,
rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere,
il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A quello che non c'è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco
Il mio modo vigliacco di restare
sperando che ci sia
Quello che non c'è…

Fottendosi da se,
fottendomi da me

Per quello che non c'è.

 

giovedì, 30 novembre 2006

Nuove accuse di Mario Placanica
"A Genova hanno inquinato le prove"

 

ROMA - Nuove accuse da parte di Mario Placanica, il carabiniere incriminato e poi prosciolto per la morte di Carlo Giuliani al G8 di Genova. "A Genova hanno inquinato le prove e alla fine ho pagato solo io, ma mi auguro di poter contribuire ad accertare la verità, anche se già mi hanno detto che non uscirà mai", ha detto Placanica in una intervista a Rtl 102.5.

Sulla vicenda oggi interviene anche il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, affermando che "la via maestra da seguire è quella della riapertura dell'inchiesta giudiziaria". "Per i casi di Genova risollevati dalle presunte rivelazioni dell'ex-carabiniere Placanica che uccise negli scontri del G8 il povero giovane Giuliani, è certo necessario fare chiarezza nello stesso interesse dell'Arma", ha motivato Cossiga.

 

PlacanicaNell'intervista a Rtl, Placanica ricostruisce quel giorno del 2001. "Io ero addetto al lancio dei lacrimogeni, ma... me lo tirò dalle mani perchè diceva che non ero idoneo a sparare, perchè non sapevo sparare... invece io ho sparato a parabola, normalmente, come si spara sempre, in regola. Ma lui mi diceva che dovevo sparare ad altezza d'uomo... stavo male, mi hanno spostato vicino a Piazza Limonda, dove ho visto pestare a sangue dei manifestanti, fino a che non gli uscivano le bave bianche dalla bocca. Sono salito sulla camionetta, un plotone ci faceva da scudo, ma poi i manifestanti hanno attaccato e i carabinieri sono arretrati, scappando".

"Hanno lasciato i mezzi senza protezione e a quel punto - ricorda Placanica - i manifestanti ci hanno aggrediti, c'era lancio di pietre, di oggetti, hanno rotto i vetri della camionetta... ricordo benissimo, io quel giorno ho sparato in aria, e davanti a me c'era solo il fumo dei lacrimogeni e della pistola, io Carlo non l'ho visto, ho mirato in aria, avvertivo pericolo, la camionetta era piena di oggetti, io li scalciavo fuori con i piedi...".

Placanica conferma quindi di aver sparato in aria: "Si, io ho sparato in aria, e loro ci hanno abbandonato, non sono intervenuti, anche se potevano: erano in numero superiore ai manifestanti, invece ci hanno lasciato soli, non hanno fatto niente, hanno aspettato che qualcuno di noi morisse".

Repubblica.it

postato da: kabana alle ore 11:42 | Permalink | commenti (6)
categoria:musica, politica, cronaca, impegno sociale, youtube, g8 genova