

categoria:bologna, impegno sociale, kabana delirio


La città di Verona ed i suoi bloggers tutti sono lieti di annunziare che il premio Magna come Tosi per la prima multa comminata sulla base dell’"ordinanza antipanino" va al piccolo Ettore, 4 anni, multato per aver addentato un Kebab (noto panino comunista) sulle scale del municipio.
L’ordinanza afferma che, si riporta, (è vietato)
consumare cibo (in via esemplificativa panini, patatine, pizze, kebab, toast, ecc) all’ingresso e sulle eventuali scalinate di accesso dei principali monumenti, in particolare l’Anfiteatro Arena, il Palazzo della Gran Guardia, Palazzo Barbieri, Castelvecchio, Casa di Giulietta, Tomba di Giulietta, Arco dei Gavi, Palazzi Scaligeri, Domus Mercatorum, l’area antistante tutte le Chiese cittadine;
Bene. A tal pro vorremmo portare alla vostra attenzione il fatto sia vietato consumarlo, il cibo. Nulla è detto circa lo starsene seduti con aria più o meno sardonica tenendolo semplicemente in mano (ma occhio che non sgoccioli). Nel caso voleste provare, ci permettiamo di consigliarvi di portar con voi fotocopia dell’ordinanza ed amico con telecamera per attestare l’eventuale diverbio con un vigile che volesse multarvi e sbatterlo su YouTube e poi in caso anche davanti al giudice di pace.
Secondariamente: in punta di lessico il cibo è ciò che si mangia. L’acqua, la coca cola, la birra le si bevono. Chiaro, no? Peraltro, seppur per via di una vostra particolare abilità speciale che usate per impressionare le ragazze siate in grado di bere una pizza e mangiare una birra, sappiate che ciò comunque non muta la natura del termine: è come tagliare la carne con la forchetta e portarsi il boccone alla bocca col coltello. Non per questo la forchetta diviene coltello e viceversa. E se in una legge c’è scritto che è vietato possedere una forchetta, non possono multarmi se ho un coltello. Avrebbero dovuto scrivere posate.
Dal Corriere della Sera:
Detto, fatto. Il neo sindaco leghista di Verona Flavio Tosi, due giorni dopo la vittoria con percentuale bulgara (60,7%), aveva anticipato al Corriere di Verona che nel suo ufficio avrebbe sostituito la foto del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con l’immagine di Sandro Pertini.
Ieri, poche ore dopo il giuramento da primo cittadino, ha confermato: «Ho già fatto la richiesta all’Istituto poligrafico dello Stato, perché mi serve la foto ufficiale del presidente Pertini. Ci vorrà qualche giorno. Poi la esporrò al posto di quella di Napolitano». Il leghista Tosi non ha dubbi sulla sua decisione. E la secessione qui non c’entra. Lui non ce l’ha né con il Tricolore—«Ho le tre bandiere: veneta, italiana ed europea» spiega — né con la presidenza della Repubblica perché «Sandro Pertini, lui sì che incarna l’unità della nazione ». Il nodo è proprio l’attuale presidente della Repubblica: «Da lui non mi sento rappresentato — insiste il sindaco —. È un comunista che è stato eletto con una vistosa forzatura delle buone regole del Parlamento. E io rappresento i cittadini italiani residenti a Verona». Il Quirinale è sorpreso ma non commenta, Palazzo Chigi parla di «grave scortesia istituzionale».
In città, invece, c’è chi non è d’accordo. Il partito che insieme alla Lega ha sostenuto fin dall’inizio Flavio Tosi in campagna elettorale: Alleanza nazionale, per tradizione paladina dei simboli istituzionali. Il commissario cittadino Massimo Giorgetti è diretto: «È un errore la scelta del sindaco. Invece di dedicarsi all’arredamento del suo ufficio si occupi di cose più importanti e dei problemi di Verona ». Mentre il vicesindaco Alfredo Meocci, che all’ultimo ha rinunciato alla sua candidatura, èmeno severo: «La questione non è stata nemmeno sollevata in Consiglio. Non vedo il problema. Certo, io la foto del capo dello Stato ce la metterei, chiunque esso sia». E poi Meocci, dopo aver ribadito che «non parlo a nome dell’Udc, sono libero e non c’entro con il partito», si fa scappare una battuta: «La foto di Napolitano l’appenderei con la speranza che mi dia udienza e intervenga per la mia multa da direttore generale Rai». Interessi particolari a parte, la reazione degli alleati è piuttosto accondiscendente. La senatrice azzurra Anna Cinzia Bonfrisco parla di «posizione un po’ anomala che però richiama un grande rispetto per la presidenza della Repubblica poiché ricorda un capo dello Stato sanguigno e popolare come Pertini». «La scelta di Tosi è unmodo simpatico—argomenta la Bonfrisco—per rimarcare il fatto che Napolitano non ci dà l’impressione di essere sopra le parti, né per come è stato eletto né per come svolge il suo mandato nei momenti cruciali».
L’allarme, invece, lo lancia il diessino Umberto Ranieri, amico personale del capo dello Stato dai tempi del Pci. Invoca i vertici del Carroccio: «È un gesto inqualificabile — ha dichiarato al Corriere di Verona —. Questo sindaco è un uomo incolto e inadeguato al suo compito. Mi auguro che i dirigenti nazionali della Lega intervengano ».

È ora che il vento torni a fischiare
Ma un' altra grande forza spiegava allora le sue ali,
parole che dicevano "gli uomini son tutti uguali"
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria e illuminava l' aria
la fiaccola dell' anarchia…
Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria:
"Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
Trionfi la giustizia proletaria!...
Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l' ingiustizia,
lanciata a bomba contro l' ingiustizia,
lanciata a bomba contro l' ingiustizia!
C’è stato un momento in cui incolpavo qualsiasi cosa, chiunque al mondo, per tutte le pene, tutte le sofferenze e le viltà orrende che capivano a me, e che vedevo capitare alla mia gente.
Davo la colpa a tutti.
Davo la colpa ai bianchi, colpa alla società, colpa a Dio.
Non avevo risposte perché mi facevo le domande sbagliate.
Tu devi farti la domanda giusta:
“Tutto quello che hai fatto, ti ha reso la vita migliore?”
Dare una risposta a questa domanada
quanto ci costa fatica.
Stappo l’ennesima lattina, ormai non so quanto di quel gassoso liquido gassoso sia entrato nelle mia membra e nel mio cervello. Quanto abbia e stia inquinando il mio sangue, il mio metabolismo, quanto abbia dilatato il mio ventre.
Molto, moltissimo ma non a sufficienza…devo arrivare ad anestetizzare il mio cervello, rendere innocua ogni sua azione. Rendermi un perfetto automa all’ordine di un qualche bene superiore; o molto più semplicemente rimanere qui, attendere che questo treno abbia finito di investirmi, rialzarmi, scrollarmi di dosso la polvere, maledire me stesso e ripartire con il mio solito sorriso nascosto dietro una sciarpa. Ripartire con passo deciso e fermo e avere il coraggio di non volgere il mio sguardo cercando una luce che non è più lì ad attendere me.
Provo a ridare lustro ai miei pensieri annusando un po’ di tabacco fresco ma è tutto inutile, nemmeno un po’ di musica riesce in questo.
Mi sento sempre più vuoto, insicuro., instabile ma al contempo vivo.
La serotonina presente nei miei pensieri è maledettamente troppa, la tensione post esame e quella per la tesi che sta per lievitare si fondono in un cocktail amaro. Una bevanda che ha fottuto la mia testa per diversi giorni, o forse, come assenzio, ha semplicemente tolto delle impurità alla mia lucidità. Necessito di forti dosi di dopamina per impedire al mio cervello di produrre pensieri troppo realistici. Li devo annebbiare per impedire ai miei occhi di vedere quanto è puttana la realtà.
Riesco solo a produrre proiettili impazziti che hanno un unico bersaglio possibile: la mia persona.
Esperienze personali senza senso apparante stanno divorando la mia essenza, sono come milioni di larve che hanno trovato la loro carogna preferita e non si fermeranno mai, se non a lavoro terminato. E li fermo, seduto a pochi passi che paziente raccolgo le poche briciole avanzate e cerco di dare una nuova forma al mio essere.
Lì seduto ripenso ad alcuni titoli di giornale letti nei giorni scorsi e un’immensa cattiveria inizia a lievitare fino a farmi esplodere in una furia ceca.
Prodi, che fai? Perché autorizzi quella maledetta base a Vicenza? Ok, ci hanno liberato nella seconda guerra mondiale ma sono passati sessant’anni. Per quanto dovremo pagare ancora? Per quanto ancora dobbiamo essere servi a casa nostra? In un momento fortemente alcolico un mio amico mi ha detto: va ben lori i ‘na libera ma alora noialtri che iemo scoperti? Maledetti sassoni.
Riflessione sicuramente nata da un momento di non lucidità, opinabile ma pur sempre esprime lo sdegno per l’incapacità della nostra nazione di affermare la propria sovranità.
Sparite le due molatov che costituivano la prova principale nel processo contro i poliziotti responsabili delle aggressioni avvenute nella caserma Diaz, durante il G8 di Genova. Parole forte chiamare poliziotti persone che tradiscono in questo modo la missione che il popolo italiano ha affidato loro. Se le molatov non vengono trovate, il processo termina in quanto senza corpo del reato foto, video e testimonianza sembrano essere di nessuna utilità. Ora mi chiedo: la polizia conserva le prove di un processo che la vede imputata e, quando il processo sta per volgere al termine i referti spariscono? E ovviamente la responsabilità rimbalza da un ufficio all’altro. È questa la giustizia che vogliamo? Come possiamo parlare di equità, di parità di diritti se poi è questa la realtà che ci circonda?
Non so se il mio sia odio o rassegnazione. Spero la mia sia solo voglia di reagire.
Rivuoi la scelta,
rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere,
il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A quello che non c'è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco
Il mio modo vigliacco di restare
sperando che ci sia
Quello che non c'è…
Fottendosi da se,
fottendomi da me
Per quello che non c'è.
Oggi vi racconto una storia difficile che mostra l'intolleranza di un fascismo che insignificante e inutile alza la mano verso chi non vuole guerra.
Doriana Di Giovanni e la sua compagna sono due ragazze lesbiche che vivono a Mazzano, un paese della provincia bresciana. Per i suoi concittadini due donne che stanno insieme è una cosa intollerabile.
Un intolleranza che arriva a diventare violenza quando Doriana, tornando a casa trova l'appartamento distrutta, con urina e sperma sul letto e tutta la biancheria intima rubata...Come firma: UNA SVASTICA. Per i carabinieri erano stati gli zingari. Peccato gli zingari non vanno in giro a disegnare svastiche, visto che sono stati perseguitati loro stessi dai nazisti.
L'altra sorpresa c'è il giorno della denuncia. Quando Doriana dice di essere omosessuale e che non è la prima volta che subisce un'aggressione per questo motivo (a 17 anni subì uno stupro punitivo di matrice fascista), il maresciallo risponde di non poter inserire le parole omosessuale e lesbica nel verbale perché non sono parole italiane. Questo rientra con il discorso dell'incompetenza derivante dalle raccomandazioni (post 637), dato che omosessuale come lesbica sono parole che ogni dizionario riporta.
Quindi, Doriana decide di rivolgersi alle associazioni glbt bresciane, che a loro volta denunciano l'accaduto chiedendo la collaborazione del mondo politico e dell'intero movimento che fa scoppiare il caso, portandolo all'attenzione della stampa.
Da questo momento gli atti di intimidazione nei suoi confronti aumentano. Dopo la devastazione dell'appartamento trova una svastica disegnata a pennarello sul tappo della benzina della sua auto. Cinque giorni dopo ne compaiono due incise sulla carrozzeria di cui una lunga circa 80 cm con la scritta "muori lesbica". Dopo l'ennesime, scontata incisione firmate sempre con svastica, Doriana nota uno sfregio lungo circa un metro, con scritto «muori lesbica» corredato da svastica, croce celtica e dalla sigla Fn (Forza Nuova).
Forza Nuova, questo è il fascismo insignificante e becero a cui facevo riferimento. Ora prego tutti di diffondere questa storia in qualsiasi modo: raccontatela, appuntatela, memorizzatela, fotografatela, ma fate in modo che tutti sappiano cosa sia oggi il fascismo in Italia.
Testo originale in: http://amarantacris.splinder.com/
Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati