martedì, 30 gennaio 2007

Osanniamo personaggi televisivi

Che non sputano altro che

Parole vuote!

Veneriamo un calciatore

Per quella rete strepitosa!

Non sappiamo

Chi sia Pasolini…

 

L’unico commento possibile è quello di Moravia

 

Abbiamo perso prima di tutto un poeta, e di poeta, non ce sono tanti nel mondo.

Ne nascono tre o quattro soltanto, dentro un secolo.

Quando sarà finito questo secolo, Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come poeta.

Il poeta dovrebbe essere sacro.

 pier_paolo

 

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domenica, 28 gennaio 2007

In questi giorni una strana tristezza si è impossessata di me, una strana voglia mi sta attraversando.

Percepisco la necessità di rituffarmi in queste verdi terre, di immergermi nella loro pace, di farmi trasportare dalla magia che si respira in ogni via.

Ho voglia di vivere l’Irlanda degli irlandesi.

Di tuffarmi nei pub, quelli più nascosti, dove i turisti non vanno, dove nell’angolo un gruppo bizzarro rallegra la serata, dove un vecchio irlandese ti prende sottobraccio e ti insegna i loro balli, dove ti senti accolto, uno che è da sempre di casa.

Di sedermi sulle fredde scogliere delle isole Aran e perdermi tra i rumori dell'oceano.

Di sognare disteso nei soffici verdi prati del Connemara.

Di quello ho bisogno ora.

 

ALL’IRLANDA

 

Ti racconterò che certi sogni diventano realtà,

Ti racconterò della terra di dove avvengono di questi miracoli,

Ti racconterò della verde Irlanda,

Ti racconterò di un viaggio con quattro amici che trascinavano ansanti pesanti valigie.

Ti racconterò dei pub di Galway,

di danze mischiate a brune pinte di Guiness,

della pace tra i pascoli del Connemara,

di risate beffarde per le disavventure dei compagni,

di un inglese biascicato.

Ti racconterò di una vecchia signora dalla parlata veloce e amichevole,

di colazioni con pancetta,

della pioggia trasparente che bagna senza ferire,

del vento che sferza i volti infuocati dal sole delle Aran,

dove scogliere mozzafiato baciano il gelido oceano,

di Ivan lo spagnolo che viaggia da solo e muta compagni di viaggio ogni giorno,

di affannanti padellate lungo impervi viottoli.

Ti racconterò della gente irlandese,

dai fianchi possenti e dai volti bonari,

della schiettezza, dell’onestà, della voglia di vivere,

del calore, dell’ospitalità, del loro sorriso.

Ti racconterò di una terra troppo lontana dal nostro

egoistico e indaffarato mondo,

di viaggi in autobus per anguste strabelle guidate da goliardi autisti.

Ti racconterò delle barche che fendono il mare inzuppando i vestiti,,

della musica che accompagna il sonno e ricopre d’un mistico alone bucolici paesaggi.

Ti racconterò della gente per strada completamente dimentica di sé stessa

Nei sabato notte a Killarney,

del Ring of Kerry, delle Cliffe of Mother,

di ostelli, di americane e di pasta al sugo concentrato.

Ti racconterò di baruffe concluse in risate,

di letti a castello scricchiolanti che turbano il sonno,

degli allarmi di Cork,

di bevute nel tardo meriggio,

del cielo ridondante di gonfie candide nubi

che sorvolano il capo incutendo più tenerezza che timore,

inafferrabili e imprevedibili come ragazzine capricciose.

Ti racconterò di povere tasche che si svuotano nel proseguo del viaggio,

di stomaci mai sazi arrivati a Dublino in un bel giorno d’estate,

la Dublino di Joyce e di LeopoldBloom,

delle belle ragazze, del Liffley che l’avvolge in un abbraccio infinito,

di collage, di esperimenti culinari, di docce fredde,

di pub stipati, di serate in discoteca,

di mente inebriate da nero nettare

che si perdono nelle notti bagnate in un’onirica realtà,

di taxi introvabili.

Ti racconterò della musica che accompagna come madre attorno a questa terra,

di chitarre, di fisarmoniche, di benjo, di tamburelli,

di Whiskey in the Jar, della storiella che narra di John di Killarney,

di un ultimo giro di Guinnes alzato al cielo tra mille brindisi assordanti,

di un’ultima birra offerta da un folle irlandese.

Caro nipote, se mai ci sarai, ecco che ti racconterò

Se il mio volto incanutito dagli anni e le mie stanche membra me lo permetteranno.

I miei quattro compagni di quell’avventura ti porterò a conoscere

e insieme confonderemo sogni e realtà come solo i vecchi sanno fare

e berremmo ancora un’altra Guinnes quell’Irlanda che forse non esisterà più.

Penserai allora di aver udito una bella fiaba e forse t’addormenterai

mutando il grigio di quegli orrendi giganti di cemento in una terra verde

e i mari diventeranno d’improvviso d’un azzurro affascinante,

come quelli che avevi visto solo sulle tele di antichi pittori.

Quella notte dormirai il tuo sonno più bello e

se per caso ti capiterà di aprire per un attimo i tuoi occhi lucenti

mi troverai accanto a te con il volto rugoso chiuso in un triste sorriso.

E una lacrima vedrai sgorgare da un occhio ormai bigio.

Ricorda…quella lacrima è lo spirito dell’Irlanda che fu.

 

Al nipote che forse non avrò

Agli irlandesi tutti

Al Gol, al Cava, ad Ale, ad Alby…

 GRAZIE CICCIO

 

 

 

 

postato da: kabana alle ore 11:09 | Permalink | commenti (7)
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