lunedì, 16 novembre 2009

Ieri, dopo una latitanza durata diversi mesi, il mio caro vecchio ipod rosso ha deciso di tornare a casa manco fosse il figliol prodigo, probabilmente qualche spia mela è corso ad avvisarlo della mia intenzione di mettermi al passo con il resto della popolazione, è munirmi i-pod-reddi un nuovo e più moderno lettore. Niente, è entrato senza salutare e si è messo al suo solito posto come fosse successo nulla, lasciando irresponsabilmente irrisolti molti casi di suicidio tra le mosche. E io lì, inebetito, a chiedermi perché i miei oggetti siano animati da questa irrefrenabile voglia di abbandonarmi e andare a esplorare terre per lo più già note. La maggior parte di loro dopo qualche mese torna, salvo poi tentare una nuova clandestina e annunciata evasione. Comunque ieri per la prima volta ho reagito, ho provato a impormi. L’ho collegato al mio fedele pc, lui ormai non evade più perché la ram è troppo vecchia e inizia ad avere problemi di prostata. Lanciato il sicuro e inaffidabile itunes, ho lasciato che il contenuto musicale dell’ipod potesse finalmente riposare in pace nell’inferno delle playlist. Ora mi ritrovo qui, tutto beo, a creare la mia nuova playlist, sapendo che non la finirò mai perché tanto, dopo poco, mi stufo sempre di tutto.


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martedì, 15 maggio 2007
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domenica, 15 aprile 2007

Attraverso i muri arriva il boato attutito dalla conversazione, poi un coro di risate. Poi un altro boato. La maggior parte delle risate preregistrate che si sentono in tv risalgono agli inizi degli anni Cinquanta. Oggi buona parte della gente che sentite ridere è morta.

Dal soffitto cala il tump tump di una batteria. Il ritmo cambia. A volte i colpi sono più vicini, accelerano, oppure si dilatano, rallentano. Fermarsi, non si fermano mai.

Dal pavimento sale la voce di qualcuno che abbaia le parole di una canzone. Questa gente che ha bisogno di tenere accesa la televisione o la radio sempre e comunque. Questa gente terrorrizata dal silenzio. Eccoli, sono i miei vicini. Questi suonodipendenti. Questi silenziofobi…

A casa dal soffitto scendono i colpi di una musica veloce. Voci terrorizzate attraversano le pareti. I casi sono due: o un’antica mummia egizia ha ripreso vita per una qualche maledizione e sta facendo fuori quelli della porta accanto, oppure stanno guardando un film…

Ecco cosa ti spacciano per civiltà.

Gente che non butterebbe una sola cartaccia dal finestrino della macchina e poi ti passa accanto con l’autoradio a palla. Gente che l ristorante non si sognerebbe mai di appestarti col fumo denso del suo sigaro e poi sbraita nel cellulare.

Questa gente che non si sognerebbe mai di usare un pesticida o insetticidi e poi infesta il quartiere con lo stereo sparando dischi di cornamuse scozzesi. Di lirica cinese. Di musica country o western.

Fuori, un uccellino che canta ci sta bene. Patsy Kline no…

Tu accendi la musica per coprire il rumore. Altri alzano la loro musica per coprire la tua. Allora tu alzi la tua ancor di più. Tutti quanti si comprano uno stereo più potente. È la corsa agli armamenti del suono. E non è con le frequenze che vinci.

Non conta la qualità. Conta il volume.

Non conta la musica. Conta vincere.

Per sbaragliare i concorrenti ti ci vogliono i bassi. Le finestre devono tremare. Nascondi la linea melodica con l’equalizzatore e ti metti a sbraitare le parole della canzone. Ci infili dentro delle volgarità e sottolinei bene ogni singola parolaccia.

E così vinci. Perché alla fin fine è una faccenda di potere…

Questi musicodipendenti. Questi quietofobi.

Nessuno è disposto ad ammettere che abbiamo sviluppato una dipendenza dalla musica. Impossibile. Nessuno sviluppa una dipendenza dalla musica e dalla tv e dalla radio. È solo che ne vogliamo sempre un po’ di più. Più canali, uno schermo più grande, il volume più alto. Non possiamo farne a meno, ma per carità: dipendente io?

Il vecchio Gorge Orwell aveva capito tutto, ma al rovescio.

Il Grande Fratello non ci osserva. Il Grande Fratello canta e balla. Tira fuori i conigli dal cappello. Il Grande Fratello si dà da fare per tenere viva la tua attenzione in ogni singolo istante di veglia. Fa in modo che tu possa sempre distrarti. Che sia completamente assorbito.

Fa in modo che la tua immaginazione avvizzisca, finché non diventa utile quanto la tua appendice. Fa in modo di colmare la tua attenzione sempre e comunque.

Questo significa lasciarsi imboccare, ed è peggio che lasciarsi spiare. Nessuno deve più preoccuparsi di sapere che cosa gli passa per la testa, visto che a riempirla in continuazione ci pensa già il mondo. Se tutti quanti ci ritroviamo con l’immaginazione atrofizzata, nessuno costituirà mai una minaccia per il mondo…

Nella vita c’è di peggio che trovare tua moglie e tua figlia morti.

Per esempio vedere che il mondo li uccide. Tua moglie che invecchia e si stanca di te. I tuoi figli che fanno la conoscenza di tutto ciò da cui hai cercato di proteggerli. Droghe, divorzio, conformismo, malattie…

Uccidere una persona a cui si vuole bene non è la cosa peggiore che le si può fare. Il più delle volte preferiamo aspettare che sia il mondo a farlo. E intanto leggiamo il giornale.

La musica e il giornale ti divorano i pensieri. Il rumore li cancella. Qualsiasi suono è una distrazione…oggigiorno nessuno è più padrone della sua mente…

Gli esperti che studiano l’antica Grecia dicono che all’epoca la gente non si considerava padrona dei propri pensieri. Quando gli antichi greci formulavano un pensiero, era perché una divinità aveva deciso di dargli un ordine. Apollo gli diceva di essere coraggiosi. Atena di innamorarsi.

Oggi la gente vede la pubblicità delle patatine al formaggio e si fionda fuori a comprarle, però lo chiama libero arbitrio.

Almeno gli antichi greci erano più onesti…

Ti convinci che è il rumore a definire il silenzio. Senza il rumore il silenzio non sarebbe d’oro. Il rumore è l’eccezione…


NINNANANNA

Chuck PALAHNUIK

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giovedì, 29 marzo 2007

Okaya, ci sono cascato pure io.

Ieri sera mi sono sparato la puntatona di Matrix sullo scandalo, che in questi giorni, sta riempiendo le pagine dei nostri forbiti giornali.

Uno degli ospiti della serata era l’intelligentissima Flavia Vento.

Ad un certo punto ha iniziato un lunghissimo sermone difensivo, dichiarando di essere una credente convintissima, e che il sesso per lei non è una mera attività fisica.

Subito dopo, tutta tronfa, raccontava nei minimi particolari la sua avventura erotica con Totti.

Embè come si sa, ci si raccomanda vivamente di darla via a tutti.

La cosa che, più di tutte, mi ha lasciato basito è stato il lungo applauso riservato a queste parole che, un po’ goffamente, ci fanno dono di una morale ormai patrimonio solo dei saggi.

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martedì, 13 marzo 2007
SUB
"Quando un uomo , o una donna
qualsiasi, decidono di camminare,
invariabilmente, presto o tardi,
si trovano a dovere
scegliere due strade.

Da una parte la via
dove si zoppica in cambio delle comodità,
dei privilegi in cambio di tradimenti,
dove si va in alto a costo di far cadere
gli altri.

Dall’altra parte la via
Delle convinzioni ferme a costo
Di sacrifici,
del disprezzo per la nostra fermezza,
dell’oblio perché non si mente.
Questa è la strada del dovere.

E, costretti a scegliere, gli uomini
E le donne veri sempre
scelgono il dovere."
Marcos
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lunedì, 05 marzo 2007

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lunedì, 05 marzo 2007

...Poteva andare meglio...

follini

...Poteva andare peggio....

buttiglione

...Pensate ad una accordo con questo…

 

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venerdì, 23 febbraio 2007

Mi domando:

poteva andare diversamente?

Avevate realmente la volontà

perché ciò non accadesse?

Prodi non ti rimane altro che assaggiare i wafer Tatranky,  pacchetti tipo Loacker ma molto più buoni. 

Guardando bene vedrai un marchio conosciuto, un po’ nascosto, Danone!

Ci hanno veramente presto tutto. Ci hanno davvero preso tutto.

Tatranky

Che senso di tristezza nel vedere

Il vuoto morale del potere.

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mercoledì, 14 febbraio 2007

Penso…è un po’ triste questo giorno

Cosa potrebbe risollevarmi?

Drugo…

…ovvio!

(una delle mie scene preferite)

 

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sabato, 10 febbraio 2007

Piccola domanda che non ha risposte…

…anzi non esistono giustificazioni…che

Sei partito alla grande con Alberto e con la moto
Siam venuti tutti quanti a salutarvi
Con un augurio, un abbraccio, una risata e una bottiglia
E le ragazze una lacrima ed un bacio
Nel bagaglio avevate due coperte e un po' di mate
Una chiave del 10 e fil di ferro
Una mappa, qualche libro, un paio di indirizzi
Hermanos, vayanse con Dios!
Nonstante le cadute e le rotture del motore
Avete attraversato il continente
E scroccato da mangiare e sofferto freddo e fame
E abbandonato la moto in rottami.
Hai parlato con gli indios rassegnati ed impassibili
Ai mineros dai polmoni avvelenati
Ai lebbrosi sepolti in ospedale giù all'inferno
E li hai portati nel ricordo con te
Addio, non perderti
Resta allegro come sei
Dalle piste di Temuco
Alle vette di Abancay
Tieni gli occhi sempre aperti
Custodisci l'ultima idea
Noi ci prepariamo a seguirti
TRANSAMERIKA
Ho sentito che da allora sei diventato grande
Comandante vittorioso e poi ministri
Che hai sfidato dittatori e per anni li hai beffati
E che adesso tutto il mondo ti conosce.
Ma a noi piace ripensare alla tua voglia di partire
Alla moto caricata all'impossibile
Agli scherzi di Alberto, alla sete di avventura
E' un bel modo per dire libertà
Addio, è il capolinea
So che non ritornerai
A Quebrada de lo Yuro
Ti aspettavano i macellai
Ti hanno mostrato ai giornalisti
Hanno detto "Eccolo, è lui"
Regna l'ombra su Valle Grande
TRANSAMERIKA
Addio, dormi tranquillo
Perché non finisce qui
L'avventura è ripartita
Resta intatta l'ultima idea
E da qualche parte del mondo
C'è qualcuno come te
Che prepara un nuovo viaggio
TRANSAMERIKA

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